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mercoledì 21 novembre 2012

Di mercatini, discariche e teatri

Come scritto qualche post fa, a ottobre l’Ing e io abbiamo imbiancato casa e rivisto la disposizione di alcuni mobili. Il che ha comportato naturalmente lo svuotamento dei suddetti mobili, per riuscire a spostarli, e di conseguenza una delle mie attività preferite: l’eliminazione di quello che non serve più.
Ora. Io sono una che tende a non buttare via niente perché mi affeziono, per di più non mi piace buttare via cose che magari sono ancora sane solo perché non mi servono o non mi piacciono. Solo che non sapendo a chi darle, finisce che rimangono per mesi, magari anni, in cantina o in box. Così finalmente sabato mi sono decisa e ho cominciato a portare parte di queste cose a un mercatino dell’usato dove magari troveranno qualcuno a cui servono davvero. E mentre giravo per gli scaffali di questo mercatino, ammirando servizi di piatti e bicchieri, completi da uomo, orologi a cucù, passeggini e seggiolini per auto, giocattoli e sedie e sgabelli e tavolini, riflettevo che ci circondiamo veramente di un sacco di oggetti. Ma davvero tanti, tantissimi. Troppi. Cose che magari compriamo per impulso, o che ci regalano perché determinate occasioni impongono che si debba fare un regalo, e che però non useremo mai.