Visualizzazione post con etichetta modo di vivere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta modo di vivere. Mostra tutti i post

martedì 4 dicembre 2012

Se di lavoro si muore



In realtà stavo preparando un altro post per oggi. Solo che ieri sera, guardando Gramellini a Che tempo che fa, ho sentito per la prima volta parlare di Isabella Viola e della sua storia, passata un po’ in sordina sui giornali e i quotidiani nazionali. Questa donna aveva più o meno la mia età. Ed è letteralmente morta di fatica. Nel 2012. In Italia. Non in Africa, non nel terzo mondo. È morta di fatica in un paese che fa parte del G8, che nonostante spread, triple A che vengono messe e tolte come cappotti, un Pil terrificante e un sacco di problemi, rappresenta comunque una delle principali economie mondiali.

domenica 25 novembre 2012

Aggiornamenti

In realtà stavo preparando una recensione all'ultimo libro letto (senza contare che ne ho indietro anche un'altra, promessa tempo fa e che giuro, giuro arriverà) ma non ho ancora finito di scriverla e ho bisogno di rileggerla a mente fredda. Adesso non riesco più a mettere insieme le parole nel modo giusto così, citando Rossella O'Hara, ci penserò domani.
Stasera sono sola soletta, con il portatile sulle gambe a scrivere, navigare e guardare le puntate della nona stagione di Grey's Anatomy (sì, quella che stanno trasmettendo adesso negli Usa. in inglese. senza sottotitoli. una faticaccia) gentilmente offerte dall'amica e collega S, pusher di fiducia di materiale scaricato dal web.


mercoledì 21 novembre 2012

Di mercatini, discariche e teatri

Come scritto qualche post fa, a ottobre l’Ing e io abbiamo imbiancato casa e rivisto la disposizione di alcuni mobili. Il che ha comportato naturalmente lo svuotamento dei suddetti mobili, per riuscire a spostarli, e di conseguenza una delle mie attività preferite: l’eliminazione di quello che non serve più.
Ora. Io sono una che tende a non buttare via niente perché mi affeziono, per di più non mi piace buttare via cose che magari sono ancora sane solo perché non mi servono o non mi piacciono. Solo che non sapendo a chi darle, finisce che rimangono per mesi, magari anni, in cantina o in box. Così finalmente sabato mi sono decisa e ho cominciato a portare parte di queste cose a un mercatino dell’usato dove magari troveranno qualcuno a cui servono davvero. E mentre giravo per gli scaffali di questo mercatino, ammirando servizi di piatti e bicchieri, completi da uomo, orologi a cucù, passeggini e seggiolini per auto, giocattoli e sedie e sgabelli e tavolini, riflettevo che ci circondiamo veramente di un sacco di oggetti. Ma davvero tanti, tantissimi. Troppi. Cose che magari compriamo per impulso, o che ci regalano perché determinate occasioni impongono che si debba fare un regalo, e che però non useremo mai.

sabato 27 ottobre 2012

Una confessione... e un tutorial

La verità è che io avrei voluto fare la ballerina e calcare le scene teatrali. Da piccola avevo anche un bel libro, che si intitolava "Fiabe e Balletti", con le immagini in bianco e nero della Fracci e di Nureyev che interpretavano La Bella Addormentata e Cenerentola. E la cosa che desideravo di più era mettere un tutù rosa e le scarpette. Poi, be', l'immaturità di bambina (come sanno essere noiose le lezioni di classica per le seienni) mi ha fatto smettere presto e ricominciare da adolescente con il moderno. Non sarei mai diventata la Fracci ed essendo cresciuta in una famiglia molto concreta ho intuito che difficilmente avrei potuto mangiare con la danza. Però non ho mai smesso di studiarla. Anzi, crescendo ho cominciato ad apprezzare le lezioni di classica, ho studiato contemporanea, ho aggiunto il tip tap e continuo a dedicare almeno due serate della mia già piena settimana a scaldamuscoli e scarpette. E qualche volta in teatro ci finisco davvero, sempre per spettacoli amatoriali e autoprodotti, e ogni volta mi diverto tantissimo. Arrivare presto per le prove, organizzare i camerini (più spesso i corridoi) per cambiarsi, dividere uno specchio con altre tre persone per truccarsi, seguire l’organizzazione, appendere scalette nel backstage. E alla fine di tutto rimettere a posto i costumi, spegnere luci, andare via per ultima, o quasi. Insomma, è la mia dimensione.
Comunque, questo per dire che qualche tempo fa dovevo prepararmi un costume per un balletto ispirato al mondo del burlesque, per il quale mi serviva un’acconciatura un po’ originale e, soprattutto, veloce dato che avevo cambi molto ravvicinati. Così, visto che il tema ultimamente è piuttosto di moda, ho girato un po’ di negozi alla ricerca di qualche accessorio adatto e ho trovato uno splendido cerchietto con applicato un minicilindro nero con veletta. Praticamente perfetto! Peccato che il prezzo di 40 (QUA-RAN-TA!) euro fosse “leggermente” sopra il budget che mi ero prefissata. Così, pensa che ti ripensa, ho deciso che avrei fatto da me, con un cerchietto di plastica preso al supermercato e materiali di recupero. E questo è il risultato :-)




venerdì 12 ottobre 2012

Lavori in corso


Avevo in mente almeno due post da scrivere in questi giorni. Uno è la recensione dell’ultimo romanzo che ho letto, l’altro un mini tutorial su come realizzare... sorpresa! Diciamo che potrebbe essere utile per chi ha in programma di partecipare a qualche festa in maschera per Hallowe’en* ;-)
In ogni caso, i post sono tutti nella mia testa, ma non hanno ancora trovato la strada verso la tastiera. Il problema è che, causa una non più rimandabile imbiancatura dei muri di casa, ho passato le ultime serate a tirare giù libri, eliminare l’eliminabile e preparare lo spazio di lavoro. Il risultato è che il nostro appartamento sembra un campo di battaglia, mi stanno tornando gli incubi di quando l’Ing e io facemmo il trasloco - e per mesi restammo senza allacciamento del gas e con tutta la nostra esistenza chiusa tra box e cantina - e soprattutto devo trovare il modo, e il mezzo, per andare all’Ikea a comprare alcune cose necessarie, visto che cambieremo la disposizione dei mobili.
E... niente, questo per dire che, contrariamente ai tentativi falliti del passato, non sto lasciando morire prematuramente questo blog. Anzi, conto di riuscire a diventare più costante. Solo che, prima, c’ho da imbiancare! Insomma, stay tuned ;-)

* ho deciso di scriverlo come fa JK Rowling, ormai entrata di diritto nell’olimpo dei miei scrittori preferiti (ve ne parlerò, prima o poi...)

venerdì 31 agosto 2012

Aspettando settembre


Quello di cui, negli ultimi tempi, ho sentito molto la mancanza sono gli stimoli.
Non mi lamento del mio lavoro – già averne uno, direte voi – e del resto è quello che volevo fare o quasi. Il fatto è che io non incarno esattamente la giornalista d’inchiesta che svela le magagne dei politici e fa interviste scomode, non ho informatori di cui proteggere l’identità né faccio appostamenti alle tre di notte davanti alla casa del ministro di turno per scoprire che di nascosto riceve capi della mafia russa.
No. Quello che faccio è senz’altro più semplice e, per quanto bello e interessante, a volte un po’ ripetitivo. Non mi dà abbastanza stimoli. Si entra in redazione alle 9, si esce alle 18, si va a casa, si cena e... ci abbatte sul divano davanti alla televisione. Anche se magari non trasmettono nulla di interessante, cioè quasi sempre.


giovedì 2 agosto 2012

Summer time


Per me il momento in cui si tirano le somme, si chiudono bilanci e ci si apre alle novità è l’estate, certo non il 31 dicembre. Perché a giugno e luglio ci sono gli esami, chiudono le scuole, terminano i corsi di palestre e altre attività che ci tengono impegnati da settembre, si esce dalla routine in modo graduale e per un periodo più lungo rispetto agli effettivi giorni di ferie che si hanno. È uno stacco reale, percepibile, dopo il quale qualunque cosa ti aspetti è comunque nuova, anche senza esserlo davvero.
Il fatto è che in questi giorni sono decisamente arrivata al livello di saturazione di un anno davvero denso, in cui ho fatto moltissime cose. E adesso che sto vedendo avvicinarsi le ferie, mi rendo conto di tutta la stanchezza accumulata in 12 mesi. In ogni caso sono contenta. Non come se mi aspettasse il viaggio per le capitali del Nord che avevamo progettato e a cui abbiamo dovuto, al momento, rinunciare, ma sono contenta.
Sono contenta perché è comunque il periodo del riposo e dell’uscita dalla routine. E della possibilità di fare nuovi progetti. E questo è sempre entusiasmante.

giovedì 12 luglio 2012

La nevrosi del vicino è sempre più verde


Quando l’Ing e io abitavamo a Precotto, prima di approdare qui a Pleasantville, condividevamo il pianerottolo con il vicino V.
Il vicino V era un personaggio strano. Dormiva di giorno, non si alzava mai prima delle sei di sera e poi restava sveglio praticamente tutta la notte. Viveva da solo, ogni tanto passava a trovarlo la madre e da casa non usciva praticamente mai. La leggenda vuole che fosse caduto in depressione quando, dopo lo scudetto del 1989, l’Inter cominciò la sua lunga stagione perdente, ma si tratta di voci di pianerottolo mai confermate.
Comunque, dicevo... non usciva quasi mai ma ogni tanto era costretto e quindi apriva la porta di casa, scavalcava lo zerbino e chiudeva a chiave. La prima volta che lo sentii uscire fece talmente tanto rumore che corsi a vedere allo spioncino cosa succedeva. Mi si presentò questa scena: un tipo allucinato, bianco come un cadavere, con indosso una tuta di colore improbabile, un vecchio giaccone, una sciarpa di pile colorata e un cappello a cloche da pescatore che chiudeva otto – 8!!! – serrature, benediva la porta blindata con un segno di croce, le lanciava un bacio e scendeva le scale. Un. Vero. Pazzo.
Ovviamente dopo quell'episodio, ogni volta che sentivo scattare la prima delle 8 serrature andavo perfidamente a godermi lo spettacolo.

giovedì 31 maggio 2012

J, sgarruppata e felice


N è italiana, vive a Milano, ha un diploma di liceo e qualche esame all’università. Ha un lavoro da colletto bianco in una grandissima azienda, un contratto di quelli che fanno invidia e uno stipendio niente male.
J è francese, vive a Lione, non ha grandi studi alle spalle, niente maturità (o Bac, come lo chiamano lì), solo un diplomino professionale per lavorare come “vendeuse”. Che è poi un modo più elegante di dire commessa. Lavora in un negozio di scarpe e il suo stipendio quasi non supera i mille euro.
N è sposata. Anche suo marito lavora in una grande azienda, ottima posizione e ottimo stipendio. Hanno ottenuto facilmente un mutuo agevolato per comprare casa e ora abitano in un bel palazzo di un quartiere signorile.
J convive. Il suo compagno lavorava per un’agenzia che svolgeva indagini di mercato e interviste ai passanti. Ma l’agenzia ha chiuso e lui ha perso il lavoro. E in questo momento prende solo il sussidio di disoccupazione. Abitano in affitto, in un quartiere popolare, pieno di immigrati, in cui i negozi sono tutti di proprietà di arabi e indiani, a volte cinesi.
N ha due figli piccoli, belli e sani. Ha trovato posto per iscriverli al nido comunale così non deve stare a casa dal lavoro. Ogni tanto prende e parte con loro per qualche giorno. A volte al mare, a volte in montagna, così riesce a far cambiare loro aria. Le ferie non sono un problema.