Oliver è il più piccolo. Ha guance rotonde, paffute, piccole mani che volano leggere su mouse pad e tastiera come quelle di un pianista. L'espressione concentrata e seria, come solo i bambini sanno avere, che all'improvviso si spalanca in sorrisi disarmanti.
Davide è poco più grande. Energia da vendere, vitalità pervasiva contenuta su una sedia da ufficio con le rotelle. Silenzioso e attento, quasi non sembra lui. Poi c'è Lorenzo, che lavora sul suo computer, serissimo, ma trova anche il tempo di alzarsi e andare a sbirciare quello di Mattia al suo fianco. E c'è anche David, uno dei più "anziani", che lavora con gusto e grande divertimento. Spiritoso, fantasioso. E poi ci sono le bambine, Giada, Anna e le altre, sveglissime e vivaci, pronte a dimostrare che, checché se ne pensi, l'informatica non è solo cosa da maschi.
A vigilare su questa fucina creativa, poi, ci sono Angelo, Vittorio, Marco, Giordano e tutti gli altri. Ragazzi speciali, che parlano ai computer, ai telefonini e qualcuno di loro, pare, anche alle stufe e ai ventilatori. E siccome vogliono che questa lingua segreta sia parlata da sempre più persone, eccoli lì, a condividerla proprio con chi è più ricettivo e pronto a impararla: i bambini.
Questa è l'atmosfera che sabato scorso, il 16 febbraio, si respirava al primo incontro di
Coder Dojo Milano, la prima "palestra" (dojo, in giapponese) di informatica dedicata ai bambini dai 7 ai 12 anni.