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giovedì 7 novembre 2013

Vendemmia 2013: si preannunciano vini di grande qualità

Just to let you know, here's another article I wrote for WeekNewsLife! I'm sorry English-readers, again it's in Italian only.

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Ecco un altro mio articolo apparso martedì su WeekNewsLife!

Il 2013 è l’anno del buon vino, parola di Coldiretti. A vendemmia ormai conclusa, infatti, l’associazione nazionale dei coltivatori diretti pubblica un primo bilancio sulla campagna 2013 regalando buone notizie. La prima è che la qualità attesa per i vini di questa annata è decisamente alta e in alcune zone sfiora l’eccezionalità, per esempio laddove si producono i grandi rossi come Barolo, Chianti e Brunello di Montalcino, o in Alto Adige, terra di vini bianchi freschi e aromatici.

venerdì 1 novembre 2013

Il mio grasso grosso novembre maremmano

Just to let you know, here's an article I wrote for WeekNewsLife! I'm sorry English-readers, it's in Italian only.

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Giusto per rendervi partecipi, ecco un mio articolo apparso oggi su WeekNewsLife!

Liberate il vostro carnet di impegni novembrino e segnatevi questi appuntamenti: domenica 3 novembre degustazione di vino etrusco e castagne, sabato 16 sarete a cena col Vasari, venerdì 22 incontrerete Cristina Comencini e sabato 23 parteciperete a un laboratorio sui piatti poveri della tradizione. Dove? A Massa Marittima, naturalmente!

lunedì 28 ottobre 2013

Why don't you get a job?

This post has a soundtrack. Just click here.

Questo post ha una colonna sonora, la potete ascoltare qui.

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Last June, when MyFairEngineer and I decided it was time for me to join him here, I had to resign from my job and I was a little sad, as after seven years my colleagues were a kind of a family, and also a bit scared. I had no job offer waiting for me here, my CV wasn't up-to-date, not to mention written in English, and I hadn't had any job interview since I was hired at the publishing house I used to work for. So, I stopped working as a journalist in July to start my new job: getting one in the UK.

martedì 4 dicembre 2012

Se di lavoro si muore



In realtà stavo preparando un altro post per oggi. Solo che ieri sera, guardando Gramellini a Che tempo che fa, ho sentito per la prima volta parlare di Isabella Viola e della sua storia, passata un po’ in sordina sui giornali e i quotidiani nazionali. Questa donna aveva più o meno la mia età. Ed è letteralmente morta di fatica. Nel 2012. In Italia. Non in Africa, non nel terzo mondo. È morta di fatica in un paese che fa parte del G8, che nonostante spread, triple A che vengono messe e tolte come cappotti, un Pil terrificante e un sacco di problemi, rappresenta comunque una delle principali economie mondiali.

venerdì 28 settembre 2012

Quel curioso concetto che si chiama libertà...


Non so. La levata di scudi della stragrande maggioranza dei direttori e giornalisti di punta italiani in difesa di Sallusti un po’ mi preoccupa e mi spaventa. Come se in pericolo ci fosse davvero la libertà di opinione e di stampa e il direttore del Giornale fosse l’agnello sacrificale che emenderà questa Italia dal regime totalitario della magistratura rossa.
Personalmente credo che se l’Italia si trova attualmente al 61° posto della classifica di Reporter Senza Frontiere – preceduta da numerosi stati sudamericani, asiatici e africani tra cui la Corea del Sud e la Nigeria – la colpa vada ricercata altrove. E certo la libertà di stampa non si misura con la possibilità di diffamare. Perché, alla fine, di questo si tratta. Le condanne in primo e secondo grado, confermate dalla Cassazione, non sanzionano certo lo stile, il taglio e certe opinioni iperoscurantisti, ultracattolici e vagamente veterofascisti di cui il pezzo a firma Dreyfus (e la scelta dello pseudonimo è quantomeno discutibile) è abilmente infarcito. 
La magistratura ha rilevato che, semplicemente, in quell’articolo sono stati raccontati fatti non veri, anzi smaccatamente falsi. Che non sono, poi, mai stati rettificati dal quotidiano. Poco importa che, con un grandioso coup de théatre e al riparo della sua carica da parlamentare, Renato Farina abbia infine confessato di essere lui l'autore dell'articolo.
Il direttore è e rimane “responsabile”. Fa parte del suo ruolo, è scritto sul colophon. Rientra nello stipendio, profumatissimo, che percepisce. Il direttore detta la politica editoriale. Controlla che i suoi giornalisti si attengano a questa linea. Che rispettino la deontologia professionale. E che quindi, magari, verifichino le notizie prima di darle in pasto alle rotative. Sallusti ha accettato di pubblicare una vera porcata. E ne è responsabile. E ne deve comunque rendere conto. E pagare.
Si può discutere sull’opportunità o meno di mandare in carcere chi si macchia del reato di diffamazione, preferendo multe, ammende, lavori forzati o socialmente utili. Ma resta intatta la responsabilità di chi ha “sbattuto il mostro in prima pagina” senza verificare che esistesse davvero. E questo con la libertà di stampa e di opinione ha ben poco a che vedere.