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lunedì 15 dicembre 2014
5 luoghi comuni da sfatare (o anche no) sulla perfida Albione
Tra le cose che più mi infastidiscono ci sono le frasi che iniziano con: “Ah, gli Italiani, come sono *luogo comune a caso*”, specialmente se pronunciate da gente che in Italia, se tutto va bene, ci è stata solo in vacanza a fare il classico pellegrinaggio Venezia, Roma, Firenze o a svernare in riviera romagnola. L’immaginario collettivo che all’estero hanno dell’Italia del resto è affascinante, a tratti agghiacciante, qualche volta patetico. Se si riesce a prenderla con filosofia, l’Italia raccontata dagli Inglesi è persino divertente.
Il fatto è che, dopo più di un anno che vivo qui, ho iniziato a provare allergia anche per il fenomeno opposto. Perché, diciamoci la verità, non è che noi siamo proprio il popolo più aperto e senza pregiudizi del mondo, neh! E anche io quando mi sono trasferita qua sono partita con un pò di idee preconcette che piano piano sto rivedendo. Ed ecco quindi 5 luoghi comuni su regno e sudditi di Sua Maestà se non da sfatare, quantomeno da ridimensionare.
lunedì 20 gennaio 2014
Let's talk about cliches
Ehi! It's been already four months since I moved here! Time flew, indeed! And I'm quite proud I haven't changed myself into the horrible Italian-living-in-UK cliche, always complaining about food, and weather, and coffee, and houses, and so on. Thinking about it, Italians do complain a lot, sometimes.
To be honest, apart from houses – that's a subject I will come back later on – there's not so much to complain about. What I mean is that we have a lot of prejudices about overseas, both positive and negative, and sometimes we stick to them even if we are proven they're quite incorrect. Of course, stereotypes usually come from reality, but that doesn't mean they're always true.
*
Ehi, come vola il tempo! Sono già quattro mesi, ormai, che sono qui! E sono piuttosto orgogliosa di non essermi ancora trasformata nell'orribile cliché dell'Italiano-che-vive-in-UK e si lamenta in continuazione del cibo, del tempo, del caffè, delle case eccetera eccetera. E pensandoci bene... noi Italiani ci lamentiamo un sacco, a volte.
A essere onesti, a parte le abitazioni – argomento su cui tornerò – non è che ci sia molto di cui lamentarsi. Voglio dire, abbiamo solitamente un sacco di pregiudizi sull'estero, positivi e negativi, e a volte ci aggrappiamo a questi anche quando vediamo che non sono del tutto corretti. Chiaro, gli stereotipi solitamente nascono dalla realtà, ma questo non significa che siano sempre veri.
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giovedì 31 maggio 2012
J, sgarruppata e felice
N è italiana, vive a Milano, ha un diploma di liceo
e qualche esame all’università. Ha un lavoro da colletto bianco in
una grandissima azienda, un contratto di quelli che fanno invidia e uno stipendio
niente male.
J è francese, vive a Lione, non ha grandi studi alle spalle,
niente maturità (o Bac, come lo chiamano lì), solo un diplomino professionale
per lavorare come “vendeuse”. Che è poi un modo più elegante di dire commessa.
Lavora in un negozio di scarpe e il suo stipendio quasi non supera i mille
euro.
N è sposata. Anche suo marito lavora in una grande azienda, ottima posizione e ottimo stipendio. Hanno ottenuto facilmente un mutuo agevolato per comprare casa e ora abitano in
un bel palazzo di un quartiere signorile.
J convive. Il suo compagno lavorava per un’agenzia che
svolgeva indagini di mercato e interviste ai passanti. Ma l’agenzia ha chiuso e
lui ha perso il lavoro. E in questo momento prende solo il sussidio di
disoccupazione. Abitano in affitto, in un quartiere popolare, pieno di
immigrati, in cui i negozi sono tutti di proprietà di arabi e indiani, a volte
cinesi.
N ha due figli piccoli, belli e sani. Ha trovato posto per iscriverli al nido comunale così non deve stare a casa dal lavoro.
Ogni tanto prende e parte con loro per qualche giorno. A volte al mare, a volte
in montagna, così riesce a far cambiare loro aria. Le ferie non sono un
problema.
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