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lunedì 31 marzo 2014

A couple of things about volunteering at BHF shop



After my degree, hadn't I become a copy-editor, I'd probably have sought a job in a bookshop. That's why, among the whole lot of charity shops here in Reading, I ended up volunteering at BHF Books & Music and I love every minute spent in there.
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Dopo la laurea, non fossi diventata redattore al Castello (che non è un castello vero, ma semplicemente la casa editrice per cui ho lavorato per oltre 7 anni), avrei probabilmente cercato di finire in una libreria. Il che spiega perché, tra gli innumerevoli charity shop che ci sono qui a Reading, sono finita a far volontariato proprio al bookshop della British Heart Foundation, per gli amici BHF, e adoro ogni minuto che passo lì dentro.

lunedì 3 marzo 2014

Ode to the e-ebook


When first e-books appeared, I was among those claiming they would never surrender to those geeky stuff. Claiming they loved books too much to indulge on cold impersonal digital screens. Where the warmth and scent of paper? Where the subtle, arousing pleasure given by slowly browsing printed pages? Where the excitement of enter a book shop, touch covers, reading inside flaps and choose what will end up on my bedside table?
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Quando hanno cominciato a circolare i primi e-book, io facevo parte di quelle persone convinte che mai e poi mai si sarebbero fatte arrese a qualcosa di così nerd. Ero una di quelli che dichiaravano ai libri un amore troppo sfrenato per anche solo indugiare su qualcosa di così freddo e impersonale come uno schermo digitale. Dove li metti il calore e il profumo della carta? Che ne sarebbe del sottile, eccitante piacere di sfogliare lentamente pagine tatuate d'inchiostro e polvere? E dove la fibrillazione che accompagna la visita a una libreria, sfiorando copertine, leggendo risvolti e finalmente scegliendo il romanzo che finirà sul comodino?

lunedì 13 gennaio 2014

The Lünenburg Variation (La Variante di Lünenburg)



«They say that chess was born in bloodshed.
Legend has it that when the game was first presented to the court, the sultan decided to reward the obscure inventor by granting any wish he might have. The recompense requested seemed modest: the quantity of wheat that would result from putting a single grain on the first of the board's sixty-four squares, two grains on the second, four on the third, and so on. 
At first the sultan gladly agreed, but when he realized that all the granaries of his kingdom, and perhaps of the world, could not supply such an amount, he found it advisable to extricate himself from his predicament by having the poor inventor's head cut off.» *
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«Sembra che l’invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue.
Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l’oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza, e così via…
Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall’imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa».**

lunedì 4 novembre 2013

La vita davanti a sé

"Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos'altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d'ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore."*



martedì 30 aprile 2013

Aggiornamenti in ordine sparso



È praticamente un mese che non scrivo e non ho scusanti. Anche solo un saluto sarebbe stato doveroso. Il fatto è che da febbraio sono finita in una specie di centrifuga che è tuttora in funzione, cambiamenti in atto, evoluzioni... più che poco tempo, poca testa per stare dietro al blog e me ne dispiace. Corro ai ripari, con un aggiornamento sugli eventi di quest'ultimo mese.

1. Una delle cose che mi ha tenuto decisamente impegnata ultimamente, e che ancora per qualche settimana assorbirà gran parte del mio tempo e dei miei neuroni, è la preparazione dell’esame di patente nautica, questa mezza follia che l’Ing e io abbiamo intrapreso, e che mi ha riportato ai tempi dell’università in cui studiavo nei tragitti in metropolitana, la sera, sabato e domeniche comprese. Con l’unica differenza che quelli sono gli unici momenti in cui ora posso studiare :-/
Momenti tragicomici, presto su questi schermi!

2. Tra esame, impegni di lavoro e nuovo spettacolo in avvicinamento (ve l’avevo raccontato della mia grande vocazione perduta?) il mio personale ansiometro sta sfiorando i livelli di allarme e forse è la causa di recenti episodi d’insonnia. Nonché dell’acuirsi di certi comportamenti paranoici per i quali avevo già fatto coming out l’anno scorso. Lo so, sono da curare!

3. Ho finito di rileggere (stavolta in lingua originale) la saga di Harry Potter e di nuovo sono stata colpita da sindrome di abbandono. Presto un (probabilmente lungo) post sull’argomento. 

4. Ho passato i giorni di Pasqua nella perfida (ma più che altro gelida!) Albione e continuo a rimanere a bocca aperta di fronte alla bellezza che riescono a far emergere gli Inglesi anche dalle cose più semplici. Una dote che in Italia coltivano ancora troppe poche persone (anche se fortunatamente qualcuno c’è).

5. Ho finalmente abbattuto un po’ dei limiti che scioccamente imponevo a me stessa per fifa e scarsa fiducia e ho fatto il mio primo weekend fuori porta da sola per un corso di vela a supporto del famigerato esame di patente nautico (l’Ing era via per lavoro). A parte la bottadeculo del bel tempo che ha permesso l’uso delle mezze maniche, è stato veramente liberatorio mollare la me stessa ansiosa a casa per due giorni!

6. Il 20 aprile scorso c’è stato il terzo incontro del CoderDojo Milano ed è stata la consacrazione di un successo. Stavolta i bambini erano 44 (sì, sì, proprio come i gatti) e quindi l’evento è stato trasferito in una sede più grande, una sala gentilmente offerta da Talent Garden, incubatrice di startup e spazio di coworking con sette sedi in Italia. Quella di Milano si trova all’interno di una vecchia struttura ai piedi della ferrovia, completamente ristrutturata e arredata e decorata, almeno per la parte che ho visto io, con elementi assolutamente eco-sostenibili realizzati con carta e cartone. Un ambiente veramente stimolante, così come lo è quello di StartMiUp che ha ospitato i primi due incontri, e la mattinata ha confermato una volta di più come questa esperienza sia formativa. E non solo per i bambini.

Lasciando perdere i buoni propositi del “scriverò di più” e “fotograferò di più”, vi saluto con qualcuna delle foto scattate questo mese e spero di tornare presto!






giovedì 28 marzo 2013

Montalbano addicted



Non mi posso definire una “camilleriana” della prima ora, direi di no. Il modo in cui scelgo le mie letture è sempre un po’ casuale, non segue criteri precisi (prima o poi farò un post sull’argomento) e così, spesso, arrivo “dopo”, quando la novità non è più novità ed è già stata superata nella classifica dei best seller. Così, prima che cominciassi a leggerne i romanzi, il commissario Montalbano aveva al suo attivo già sette o otto indagini.
Poi è successo che, nell’ordine: un amico, con cui spesso ci si confrontava su musica e letture, perorasse fortemente la causa; in un’intervista a chiusura di un vecchio Salone del Libro, Daniel Pennac (tra i miei scrittori preferiti) parlasse di Andrea Camilleri come di uno degli autori più interessanti incontrati a Torino; casualmente scoprissi di avere i primi due romanzi della serie in casa.

mercoledì 20 marzo 2013

Scoprendo Murakami... 1Q84



Sono una totale neofita per quanto riguarda la letteratura giapponese e, in generale, la letteratura orientale. Non ho mai letto nulla di Banana Yoshimoto, tanto per citare un’autrice ben nota e tanto tanto venduta in Italia. Quindi probabilmente è quello il motivo della curiosa sensazione straniante che ho provato leggendo 1Q84. O magari non c’entra nulla, magari è la scrittura di Haruki Murakami che è così particolare, concreta e al tempo stesso onirica, minuziosamente descrittiva, introspettiva.